I Leoni della Mesopotamia tornano alla Coppa del Mondo dopo 40 anni di assenza, dal lontano Messico 1986. La nazionale guidata dall’australiano Graham Arnold ha staccato l’ultimo pass disponibile battendo la Bolivia 2-1 nello spareggio intercontinentale di Monterrey il 31 marzo 2026, completando la griglia delle 48 partecipanti. Pescato nel Gruppo I con Francia, Senegal e Norvegia, l’Iraq affronterà il torneo con lo status di outsider assoluto, in un raggruppamento ribattezzato dalla stampa internazionale “girone della morte”.

Iraq ai Mondiali: il ritorno dei Leoni della Mesopotamia
L’Iraq ai Mondiali 2026 rappresenta una delle storie sportive più potenti del torneo. Il sorteggio del 5 dicembre 2025 al Kennedy Center di Washington ha collocato i Leoni della Mesopotamia nel Gruppo I, ma all’epoca la qualificazione araba era ancora un’ipotesi. Solo il 31 marzo 2026, all’Estadio BBVA di Monterrey, la nazionale guidata da Graham Arnold ha conquistato matematicamente il pass mondiale, diventando la 48ª e ultima squadra qualificata.
Il percorso è stato il più lungo dell’intera campagna iridata: 21 partite di qualificazione in 28 mesi, più di qualsiasi altra nazionale al mondo. La squadra ha attraversato le fasi della qualificazione AFC, lo spareggio asiatico contro gli Emirati Arabi Uniti e infine il play-off intercontinentale, in un cammino reso ancora più complicato dall’instabilità geopolitica regionale: voli annullati, spostamenti via terra fino in Giordania, calciatori bloccati tra Dubai, Amman e l’Europa nelle settimane decisive. Lo stesso Graham Arnold è rimasto bloccato a Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, prima di raggiungere Monterrey.
Gli appassionati di scommesse troveranno nei Leoni della Mesopotamia un caso particolare: l’Iraq ai Mondiali del 2026 parte con quote da fanalino di coda, ma il fattore narrativo, l’esperienza maturata nelle qualificazioni e la mano di Arnold rendono ogni mercato (over/under, primo gol, qualificazione agli ottavi) potenzialmente interessante per chi cerca valore. Per un quadro complessivo del torneo, è utile partire dall’analisi sui [Mondiali 2026](/mondiali-2026/).
Allenatore e tattica: l’impronta di Graham Arnold
Il commissario tecnico è Graham Arnold, australiano, ex attaccante e allenatore con due esperienze sulla panchina dei Socceroos. Nel 2022, in Qatar, aveva portato l’Australia agli ottavi di finale, dove gli aussie furono eliminati dall’Argentina di Messi che poi avrebbe alzato la coppa. Subentrato sulla panchina irachena il 9 maggio 2025, succedendo allo spagnolo Jesús Casas, Arnold ha ribaltato la situazione in dieci mesi e oggi è il primo allenatore australiano a portare due nazionali diverse a un Mondiale maschile.
Sul piano tattico, Arnold predilige un 4-4-2 verticale e fisico, con due punte vere, esterni di centrocampo lavoratori e una coppia di mediani con compiti di recupero e prima costruzione. Nel match decisivo contro la Bolivia ha schierato Basil; Hussein Ali, Tahseen, Hashim, Doski; Bayesh, Sher, Al-Ammari, Amyn; Hussein, Al-Hamadi. La struttura è pensata per difendere basso, compatto sulle due linee da quattro, e attaccare in transizione sfruttando i cross dalle fasce e la fisicità in area.
I principi di gioco sono tre: blocco difensivo a zona stretta sulla trequarti, palle inattive aggressive (l’Iraq ha costruito buona parte dei gol in qualificazione su corner e calci da fermo), gioco diretto verso le due punte. Arnold non chiede fraseggio elaborato dalla difesa, anzi: il piano gara prevede di saltare la prima linea avversaria con lanci sul lato debole o cross verso il centravanti. È un approccio pragmatico, non spettacolare, costruito sulla conoscenza dei limiti tecnici del gruppo.
Lo stesso Arnold, intervistato dal canale australiano SEN, ha definito il Gruppo I “il girone dell’eccitazione, non della morte”, spiegando che il 99% dei suoi giocatori non ha mai affrontato avversari del livello di Mbappé o Haaland. Una gestione mentale del gruppo che è il vero punto di forza del tecnico: nessuna pressione sul risultato, lavoro di motivazione individuale e un approccio basato sull’idea che la vera pressione sia sugli avversari, mai sull’Iraq.
Rosa e giocatori chiave dell’Iraq ai Mondiali 2026
La rosa convocata da Arnold per lo spareggio di Monterrey contava 26 giocatori provenienti da una pluralità di campionati, dall’Iraq agli Emirati Arabi, dalla Repubblica Ceca all’Inghilterra, passando per Polonia, Paesi Bassi e Qatar. Una diaspora calcistica figlia delle migrazioni post-2003, quando molte famiglie irachene si trasferirono in Svezia, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Australia.
Aymen Hussein – Punta centrale dell’Al-Karma, è il volto del nuovo Iraq. Trent’anni, circa 89 presenze e 32 gol con la maglia della nazionale (dati Transfermarkt aggiornati a fine 2025), è l’autore della rete decisiva contro la Bolivia, segnata al 53′ raccogliendo il cross dalla destra del subentrato Marko Farji. Storia personale durissima – padre ucciso in un attentato di al-Qaeda, fratello rapito dall’ISIS – che ha trasformato il suo profilo in quello di un simbolo nazionale. Nel 2024 si è anche distinto come capocannoniere dell’Iraq alla Coppa d’Asia con 6 reti.
Ali Al-Hamadi – Attaccante di proprietà dell’Ipswich Town, attualmente in prestito al Luton Town in League One, classe 2002, nato a Maysan in Iraq e cresciuto a Liverpool dopo che la famiglia lasciò il Paese durante il primo anno di vita del giocatore. È l’altro terminale offensivo del 4-4-2 di Arnold, capace di attaccare la profondità e di colpire di testa. Suo il gol del vantaggio contro la Bolivia, di testa al 10′, su corner battuto da Al-Ammari.
Zidane Iqbal – Centrocampista classe 2003 dell’FC Utrecht, formatosi nel settore giovanile del Manchester United, dove è stato il primo calciatore di origine sudasiatica a esordire in Champions League con i Red Devils. È il calciatore tecnicamente più dotato della rosa: visione di gioco, calma sotto pressione, capacità di rompere le linee con il passaggio. Per Arnold è l’uomo da preservare nel corso del girone, perché la sua qualità nel costruire azioni è insostituibile.
Amir Al-Ammari – Centrocampista di costruzione del Cracovia, in Ekstraklasa polacca, nato in Svezia (a Jönköping), 28 anni, 38 presenze in nazionale (dati Transfermarkt). Mancino raffinato, è lo specialista delle palle inattive: un’arma fondamentale considerando che gran parte delle reti irachene nelle qualificazioni è arrivata da situazioni da fermo. Suo il rigore decisivo al 107′ contro gli Emirati Arabi Uniti che ha mandato l’Iraq al play-off intercontinentale.
Ibrahim Bayesh – Esterno offensivo dell’Al-Dhafra, club emiratino al quale è approdato a febbraio 2026 dopo un’esperienza in Arabia Saudita, ottimo nel lavoro su entrambe le fasce, fondamentale per coprire i terzini in un gruppo dove gli avversari porteranno costantemente l’iniziativa. Lavora bene anche in transizione offensiva.
Merchas Doski – Terzino sinistro del Viktoria Plzen, uno dei pochi titolari iracheni a giocare regolarmente in un campionato europeo di prima fascia (la Chance Liga ceca). Nato in Germania, ha scelto la nazionale irachena tramite le origini familiari. La sua tenuta sull’1v1 contro esterni di livello mondiale sarà uno dei test più severi del torneo.
Ahmed Basil – Portiere e capitano dell’Al-Shorta, club con cui ha conquistato quattro titoli iracheni consecutivi. È il titolare designato in vista di giugno dopo aver disputato l’intero spareggio contro la Bolivia.
In panchina, opzioni offensive di rilievo come Mohanad Ali, il giovane Ali Jasim e l’esterno svedese-iracheno Marko Farji, autore dell’assist decisivo contro la Bolivia un minuto dopo il suo ingresso. La profondità del centrocampo è invece il punto debole strutturale: oltre a Iqbal e Al-Ammari, le alternative hanno minuti limitati nei rispettivi club.

Punti di forza e debolezze
I punti di forza dell’Iraq sono tre, tutti misurabili. Primo, la solidità difensiva: nelle 21 partite di qualificazione la nazionale irachena ha mostrato grande disciplina tattica, mantenendo blocco basso e linee corte anche contro avversari tecnicamente superiori come la Corea del Sud, e arrivando a giocarsi un posto al Mondiale fino all’ultimo minuto utile. Secondo, l’esperienza internazionale del gruppo: la maggioranza dei 26 convocati ha superato la doppia cifra di presenze in nazionale, con Aymen Hussein vicino alla soglia delle 90. Terzo, il peso specifico delle palle inattive: Al-Ammari come specialista, Hussein e Al-Hamadi come finalizzatori aerei, una combinazione che in qualificazione ha prodotto numerose reti decisive (il gol di Al-Hamadi contro la Bolivia ne è l’esempio più recente).
Ci sono però tre debolezze concrete. La prima riguarda la qualità del possesso palla: nelle gare contro Giordania, Corea del Sud e Arabia Saudita la percentuale di possesso irachena è quasi sempre rimasta inferiore a quella avversaria, segnale di una difficoltà strutturale a far girare il pallone con continuità. La seconda è la vulnerabilità sui calci piazzati avversari, fattore tecnicamente sfruttabile dagli avversari del Gruppo I, in particolare dalla Norvegia che dispone di Erling Haaland in area e di un attacco fra i più prolifici della qualificazione UEFA. La terza è l’asimmetria offensiva: senza Hussein o Al-Hamadi in giornata, la squadra fatica enormemente a creare occasioni nitide su azione.
Il bilancio è quello di una squadra costruita per soffrire e ripartire, non per dominare. È la fotografia perfetta del progetto Arnold: massimizzare l’organizzazione, accettare di subire, sfruttare ogni episodio. Contro Norvegia e Senegal il piano gara può funzionare; contro la Francia di Mbappé il margine è oggettivamente minimo.
Qualificazione: 21 partite per arrivare in fondo
Il cammino dell’Iraq verso i Mondiali 2026 è stato il più lungo del pianeta: 21 partite distribuite su più fasi di qualificazione AFC, più due match nello spareggio intercontinentale. Iniziato il 16 novembre 2023 con un 3-1 contro il Vietnam, si è concluso il 31 marzo 2026 con la vittoria 2-1 sulla Bolivia a Monterrey.
Nel terzo turno AFC, l’Iraq è finita nel girone con Corea del Sud, Giordania, Oman, Palestina e Kuwait. La nazionale è arrivata terza, dietro a Corea del Sud e Giordania, perdendo l’accesso diretto al Mondiale per un solo punto sulla Giordania (16 punti contro 15). Il pareggio interno 0-0 con la Giordania nel novembre 2024 e la sconfitta 2-1 in Palestina nel marzo 2025 sono stati i passi falsi decisivi, costati anche la panchina al precedente CT Jesús Casas, sostituito appunto da Arnold.
Nel quarto turno, l’Iraq ha affrontato Arabia Saudita e Indonesia in un mini-girone giocato a sede unica: la vittoria 1-0 sull’Indonesia e il pareggio 0-0 con l’Arabia Saudita hanno portato i Leoni della Mesopotamia al quinto turno come secondi del girone. Nel quinto turno asiatico contro gli Emirati Arabi Uniti, l’Iraq è passato grazie all’aggregato 3-2: 1-1 nella gara di andata di Abu Dhabi e 2-1 nel ritorno con un rigore segnato da Amir Al-Ammari al 107′ nei minuti di recupero, episodio che ha innescato la prima ondata di celebrazioni nazionali. Infine, lo spareggio intercontinentale di Monterrey contro la Bolivia.
| Fase | Risultato chiave | Esito |
| 2° turno AFC (Gruppo F) | Iraq-Vietnam 3-1, primo posto a punteggio pieno | Qualificato al 3° turno |
| 3° turno AFC (Gruppo B) | 3° posto dietro Corea del Sud e Giordania | Al 4° turno |
| 4° turno AFC | Vittoria 1-0 sull’Indonesia, pari 0-0 con l’Arabia Saudita | Al 5° turno |
| 5° turno AFC – andata e ritorno | Iraq-EAU 2-1 (1-1 all’andata): rigore di Al-Ammari al 107′ | Allo spareggio intercontinentale |
| Spareggio intercontinentale | Iraq-Bolivia 2-1 (Al-Hamadi 10′, Hussein 53′) | Qualificato ai Mondiali 2026 |
Storia ai Mondiali: l’unica volta in Messico 1986
L’Iraq ha partecipato a una sola edizione della Coppa del Mondo, in Messico 1986. Quella era la prima e finora unica esperienza iridata della nazionale, arrivata al termine di un percorso di qualificazione segnato anche dalla guerra Iran-Iraq, che costrinse i Leoni della Mesopotamia a disputare le gare casalinghe in campo neutro.
L’avventura messicana fu breve. Inserito in un girone con Paraguay, Belgio e Messico padrone di casa, l’Iraq perse tutte e tre le partite: 0-1 con il Paraguay, 1-2 con il Belgio (l’unico gol iracheno nella storia del torneo iridato, segnato da Ahmed Radhi) e 0-1 con il Messico. Tre sconfitte, ultimo posto, eliminazione al primo turno.
Tra il 1986 e il 2026 l’Iraq ha mancato nove edizioni consecutive della Coppa del Mondo, fermandosi in più occasioni a un passo dalla qualificazione. Memorabile invece il quarto posto al torneo olimpico di Atene 2004 – non un Mondiale, dunque, ma un risultato continuamente citato come riferimento storico per il calcio iracheno: gli Olympics Lions battezzarono la sorpresa del torneo eliminando addirittura il Portogallo di Cristiano Ronaldo nel girone, prima di cedere a Paraguay in semifinale e Italia nella finale per il bronzo. Il calcio iracheno ha però vissuto altri momenti di gloria continentale: vittoria della Coppa d’Asia 2007, in piena guerra civile (1-0 in finale all’Arabia Saudita con gol di Younis Mahmoud), considerata uno dei trionfi sportivi più simbolici del calcio asiatico, quattro Coppe Arabe e quattro Coppe del Golfo (l’ultima nel 2023 in casa, a Bassora, contro l’Oman).
Nel 2026, dunque, i Mondiali rappresentano molto più di una partecipazione sportiva: sono il ritorno di un’intera generazione di tifosi iracheni a un appuntamento che mancava dai tempi di Saddam Hussein, prima delle due guerre del Golfo, prima dell’invasione del 2003 e di tutto ciò che è seguito.
Girone e calendario: il Gruppo I con Francia, Senegal e Norvegia
L’Iraq è inserita nel Gruppo I dei Mondiali 2026 insieme a Francia, Senegal e Norvegia. Sulla carta, il raggruppamento più impegnativo dell’intera fase a gironi: i transalpini sono tra i favoriti per la vittoria finale, il Senegal porta il talento dei suoi attaccanti europei (in primis Sadio Mané e Boulaye Dia) ed è tornato campione d’Africa, la Norvegia dispone del miglior attaccante al mondo (Erling Haaland, autore di 16 gol in 8 partite di qualificazione UEFA) ed è tornata al Mondiale dopo 28 anni di assenza, dai tempi di Francia 1998. Per un quadro completo di tutti i raggruppamenti, si rimanda all’analisi dei [gironi dei Mondiali 2026](/gironi-mondiali-2026/).
Il calendario dei Leoni della Mesopotamia concentra le tre partite tra il 17 e il 26 giugno, con due trasferte serali e un debutto in piena notte italiana. Le sedi sono Boston, Philadelphia e Toronto.
| Data (CEST) | Match | Sede |
| 17 giugno 2026, ore 00:00 | Iraq-Norvegia | Boston Stadium |
| 22 giugno 2026, ore 23:00 | Francia-Iraq | Philadelphia Stadium |
| 26 giugno 2026, ore 21:00 | Senegal-Iraq | Toronto Stadium |
In Italia, i diritti televisivi dei Mondiali 2026 sono divisi: la Rai trasmetterà 35 partite in chiaro, tra cui apertura, semifinali e finale, su Rai 1 e RaiPlay; DAZN ha invece l’esclusiva su tutte le 104 partite del torneo, in streaming a pagamento. La selezione delle gare su Rai sarà comunicata dal servizio pubblico nelle settimane precedenti al torneo, ma è probabile che il match Francia-Iraq, per appeal dei Bleus, possa rientrare nella programmazione in chiaro.
Quote e pronostico per l’Iraq ai Mondiali 2026
Le quote per l’Iraq ai Mondiali 2026 riflettono il ruolo di outsider assoluto. Sul mercato del vincitore del torneo, i Leoni della Mesopotamia si trovano nella fascia più bassa, condivisa con altre debuttanti come Curaçao e Capo Verde. Per la qualificazione agli ottavi di finale, le quote sono più movimentate: il nuovo format con 32 squadre alle eliminazioni dirette (le prime due di ogni girone più le 8 migliori terze) lascia uno spiraglio matematico anche all’Iraq.
Di seguito una panoramica delle quote disponibili presso i bookmaker con licenza ADM, aggiornate ad aprile 2026.
| Mercato | Quota Iraq |
| Vincente Mondiali 2026 | da 251.00 a 501.00 |
| Vincente Gruppo I | da 75.00 a 100.00 |
| Qualificazione agli ottavi | da 7.50 a 9.00 |
| Iraq-Norvegia: vittoria Iraq | da 7.00 a 8.50 |
| Francia-Iraq: vittoria Iraq | da 17.00 a 21.00 |
| Senegal-Iraq: vittoria Iraq | da 8.00 a 10.00 |
Quote raccolte il 29 aprile 2026 e in costante aggiornamento presso i bookmaker. Verificare sempre le quote in tempo reale prima di piazzare la giocata.
Il pronostico realistico colloca l’Iraq al quarto posto del girone: il match con la Norvegia è l’unica vera occasione per muovere la classifica, mentre Francia e Senegal partono nettamente favorite. Il valore per chi cerca quote alte si trova sui mercati no goal, under 2.5 nelle gare con la Francia (squadra spesso abituata a chiudere le partite con il minimo sforzo), e sugli over a basso voltaggio nel match d’apertura contro Haaland. Per un quadro completo di tutti i mercati disponibili sul torneo iridato, si rimanda all’approfondimento sulle [quote dei Mondiali 2026](/quote-mondiali-2026/) e alle informazioni ufficiali pubblicate dalla FIFA per i Mondiali 2026.
96/100
Valutazione
20Bet Vantaggi
- Una delle più ampie selezioni di mercati
- Possibilità di copiare gli altri scommettitori
- Offre spesso le quote più alte per il calcio
L’Iraq ai Mondiali 2026: il valore di un ritorno
Quaranta anni dopo Messico 1986, l’Iraq torna alla ribalta mondiale con una squadra che incarna un Paese intero. Difficile pensare a una qualificazione agli ottavi, possibile che i Leoni della Mesopotamia si congedino dal torneo dopo tre partite. Ma per chi segue le scommesse, ogni nicchia di mercato (palle inattive, marcatori a sorpresa, no goal nei big match) può trasformarsi in un’opportunità. Il fascino dell’Iraq ai Mondiali del 2026 è proprio questo: una squadra senza pressione, libera di giocare.
Gioco responsabile: scommetti con la testa, non con il cuore
Tutte le informazioni, le quote e i pronostici contenuti in questo articolo sono pubblicati a scopo puramente informativo e non costituiscono in alcun modo un invito o un incitamento al gioco. Le quote indicate sono soggette a continue variazioni e possono differire da bookmaker a bookmaker: prima di piazzare una giocata è sempre necessario verificarle direttamente sul sito dell’operatore scelto.
Il gioco e le scommesse sportive sono riservati esclusivamente ai maggiorenni, ovvero alle persone che abbiano compiuto il 18° anno di età. La normativa italiana vieta la partecipazione ai minori a qualsiasi forma di gioco con vincita in denaro, e i siti operanti legalmente in Italia richiedono la verifica dell’identità e dell’età anagrafica al momento della registrazione del conto di gioco.
In Italia possono operare esclusivamente i bookmaker in possesso di regolare concessione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM, ex AAMS). La concessione ADM garantisce il rispetto delle norme italiane in materia di tutela del giocatore, di trasparenza dei pagamenti, di sicurezza dei dati personali e di prevenzione del gioco patologico. Diffidare di operatori privi di licenza italiana significa diffidare di piattaforme che non offrono alcuna garanzia legale sul ritiro delle vincite, sulla gestione dei reclami e sulla protezione dei fondi depositati.
Le scommesse sportive devono restare un passatempo, mai una fonte di reddito o uno strumento per recuperare perdite. È fondamentale stabilire in anticipo un budget mensile dedicato al gioco, non superarlo in alcun caso, evitare di rincorrere giocate sbagliate con puntate sempre più alte e fissare limiti settimanali di deposito direttamente sul proprio conto di gioco. Tutti i siti con licenza ADM offrono strumenti di autolimitazione, di pausa temporanea e di autoesclusione dal gioco: utilizzarli quando si percepisce un disagio è un segno di consapevolezza, non di debolezza.
Il gioco può generare dipendenza patologica. I segnali di allarme includono la perdita di controllo sul tempo e sul denaro speso, la necessità di puntate sempre più alte per provare la stessa eccitazione, la menzogna verso familiari e amici sull’entità delle giocate, l’utilizzo del gioco come fuga da problemi personali. Chi ritiene di trovarsi in difficoltà può rivolgersi gratuitamente al Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo (800 558822), attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16, oppure consultare il portale ufficiale del Ministero della Salute e i servizi territoriali delle ASL dedicati al gioco d’azzardo patologico (GAP).
Scommettere con la testa significa accettare la possibilità di perdere, conoscere le quote, valutare i rischi e non lasciarsi guidare dall’emotività del tifo. Il gioco responsabile è l’unico gioco che vale la pena di giocare. Foreurope.eu condanna ogni forma di dipendenza dal gioco d’azzardo.






















Nota: tutte le informazioni sul nostro sito Web sono state attentamente controllate. Tuttavia, a causa delle offerte in continua evoluzione dei fornitori di scommesse sportive, potrebbero verificarsi delle deviazioni. In particolare, ti invitiamo a ricontrollare le quote e le offerte di bonus sul sito web del relativo fornitore. Si applicano i termini e le condizioni del fornitore. Segnaliamo inoltre che le scommesse sportive possono creare dipendenza! Scommettere dovrebbe essere divertente, gioca in modo responsabile! È consentito scommettere solo a partire dai 18 anni.