Quattro stelle sul petto, novantadue anni di partecipazioni, tre eliminazioni consecutive che pesano come un macigno. La storia dell’Italia ai Mondiali è un saliscendi vertiginoso fatto di trionfi leggendari e cadute che hanno cambiato il calcio nazionale. Nella storia dei Mondiali, l’Italia coppa del mondo l’ha alzata quattro volte: un dato che la pone al secondo posto assoluto a pari merito con la Germania, dietro al solo Brasile. Dopo il ko ai rigori contro la Bosnia ed Erzegovina del 31 marzo 2026, gli Azzurri non saranno alla rassegna USA-Canada-Messico: un fatto che impone di rileggere l’intero percorso azzurro, dalle prime due stelle dell’era Pozzo fino al presente, mentre i bookmaker delineano la lavagna per i Mondiali 2026.

1934 e 1938: le prime due stelle
La prima partecipazione dell’Italia coincide con la prima vittoria. Nel 1930 la Federazione aveva snobbato l’Uruguay per la mancata assegnazione dell’edizione inaugurale al Belpaese; quattro anni dopo l’occasione era diversa, perché il Mondiale 1934 si giocava in casa, dal 27 maggio al 10 giugno, con la finale a Roma e otto città coinvolte. Il commissario tecnico Vittorio Pozzo costruì una squadra solida intorno a Giuseppe Meazza, capitano e regista offensivo, e affiancò ai prodotti del calcio italiano gli “oriundi” come Luis Monti e Raimundo Orsi. Il torneo era a eliminazione diretta dagli ottavi: 7-1 agli Stati Uniti, 1-1 e poi 1-0 nel replay con la Spagna del leggendario portiere Zamora, 1-0 all’Austria del Wunderteam in semifinale.
La finalissima del 10 giugno 1934 contro la Cecoslovacchia, disputata allo Stadio Nazionale del PNF di Roma, si decise ai supplementari: dopo il vantaggio di Puč al 71′, Orsi pareggiò all’81’ e Schiavio firmò il 2-1 al 95′ nel primo tempo extra, consegnando agli Azzurri la prima Coppa Rimet. Una vittoria accompagnata da molte polemiche per gli arbitraggi e per il peso del regime fascista nell’organizzazione, ma incisa nei libri di storia. La formazione titolare di Pozzo: Combi, Monzeglio, Allemandi, Ferraris IV, Monti, Bertolini, Guaita, Meazza, Schiavio, Ferrari, Orsi.
Quattro anni più tardi, in Francia, l’Italia entrò nel Mondiale 1938 da campione in carica e padrona del proprio gioco. Il Metodo di Pozzo – il modulo 2-3-2-3 con due terzini, tre mediani, due mezz’ali e tre attaccanti – era ormai una macchina rodata. La squadra schierava il portiere Aldo Olivieri, il difensore Alfredo Foni, il regista Giuseppe Meazza ancora capitano e soprattutto Silvio Piola, che chiuse il torneo con cinque reti. Piola in azzurro mise a segno 30 gol in 34 presenze, una media (0,88) tra le più alte di sempre per un attaccante della Nazionale.
Il cammino fu più sofferto del 1934: 2-1 alla Norvegia ai supplementari, 3-1 alla Francia padrona di casa, 2-1 al Brasile in semifinale con il rigore di Meazza nel secondo tempo (segnato tenendosi i calzoncini a causa dell’elastico rotto), dopo il vantaggio di Colaussi. La finale del 19 giugno 1938 allo Stade olympique Yves-du-Manoir di Colombes, alle porte di Parigi, vide gli Azzurri imporsi 4-2 sull’Ungheria con le doppiette di Gino Colaussi e Silvio Piola. Pozzo divenne così – e resta tuttora – l’unico allenatore della storia ad aver vinto due Coppe del Mondo. La parola coppa del mondo per l’Italia era diventata sinonimo di certezza, ma la guerra avrebbe interrotto il ciclo per dodici anni.
1982: la terza Coppa del Mondo Italia, le notti magiche prima del 1990
Per rivedere l’Italia campione del mondo servirono quarantaquattro anni. La Spagna del Mondiale 1982 accolse una nazionale sommersa dalle critiche: il calcio italiano usciva dallo scandalo del Totonero, il commissario tecnico Enzo Bearzot aveva convocato Paolo Rossi reduce da due anni di squalifica preferendolo al capocannoniere di Serie A Roberto Pruzzo, e il primo girone aveva riservato tre pareggi consecutivi (1-1 con la Polonia, 1-1 con il Perù, 1-1 con il Camerun). L’Italia passò il turno solo per differenza reti rispetto all’Africa.
I giocatori risposero alla stampa con il silenzio stampa, parlavano solo Bearzot e il capitano Dino Zoff. Poi arrivò la seconda fase, con il “girone di ferro” che metteva di fronte agli Azzurri Argentina campione in carica e Brasile favorito assoluto. Bearzot affidò Maradona alla marcatura asfissiante di Claudio Gentile e l’Italia vinse 2-1, con i gol di Tardelli e Cabrini e con Maradona ridotto al ruolo di comparsa. Cinque giorni dopo, il 5 luglio al Sarrià di Barcellona, andò in scena una delle partite simbolo del calcio del Novecento: Italia-Brasile 3-2 con tripletta di Paolo Rossi, parata sulla linea di Zoff su Cerezo nel finale, e l’eliminazione di Sócrates, Falcão e Zico.
La semifinale con la Polonia (2-0, doppietta ancora di Rossi) preparò la finale dell’11 luglio 1982 al Santiago Bernabéu di Madrid contro la Germania Ovest di Rummenigge e Breitner. L’undici titolare di Bearzot: Zoff; Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea; Conti, Tardelli, Oriali; Rossi, Graziani. Bergomi, di appena 18 anni, sostituiva l’infortunato Antognoni. Cabrini sbagliò un rigore al 24′ del primo tempo, ma nella ripresa l’Italia si scatenò: 57′ Rossi su cross di Gentile, 69′ Tardelli con il celebre “urlo”, 81′ Altobelli a chiudere il contropiede orchestrato da Conti. Breitner segnò solo il gol della bandiera all’83’.
L’Italia vinse 3-1 e conquistò il terzo Mondiale, il primo del Dopoguerra. Dino Zoff a 40 anni e 133 giorni divenne il più anziano vincitore della Coppa, il presidente Sandro Pertini esultò sulla tribuna accanto al re Juan Carlos di Spagna, e Paolo Rossi chiuse capocannoniere con sei reti vincendo poi il Pallone d’Oro. La frase di Nando Martellini – “Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!” – entrò nella memoria collettiva.
2006: la quarta Coppa del Mondo Italia nella notte di Berlino
Il quarto titolo arrivò ventiquattro anni dopo, in un’altra estate spartiacque. Il calcio italiano era nuovamente sotto inchiesta – Calciopoli aveva travolto Juventus, Milan, Lazio, Fiorentina e Reggina nelle settimane precedenti al torneo – e la nazionale di Marcello Lippi si presentò in Germania con un gruppo coeso e blindato dalle critiche. La rosa schierava Gianluigi Buffon in porta, Fabio Cannavaro capitano, Andrea Pirlo regista, Francesco Totti rifinitore, Luca Toni unica punta.
Il girone fu superato senza sconfitte, con due vittorie (2-0 al Ghana e 2-0 alla Repubblica Ceca) e un pareggio (1-1 con gli Stati Uniti). Negli ottavi l’Australia fu battuta 1-0 con un rigore di Totti al 95′, ai quarti l’Ucraina capitolò 3-0 con doppietta di Toni e gol di Zambrotta. La semifinale contro la Germania padrona di casa, il 4 luglio al Westfalenstadion di Dortmund, è ricordata come una delle migliori prestazioni azzurre di sempre: 0-0 fino al 119′ minuto, poi il sinistro a giro di Fabio Grosso e il destro a rientrare di Alessandro Del Piero al 121′ nei supplementari per il 2-0 finale.
La finale del 9 luglio 2006 all’Olympiastadion di Berlino, contro la Francia di Zinedine Zidane, è entrata nella mitologia del calcio. Al 7′ Zidane portò avanti i Bleus con un cucchiaio dal dischetto che colpì la traversa e rimbalzò oltre la linea. Al 19′ Marco Materazzi pareggiò di testa sul corner di Pirlo. Nei supplementari, al 110′, l’episodio destinato a diventare iconico: Zidane colpì Materazzi con una testata al petto e fu espulso. La partita si decise ai rigori. Lippi scelse la sequenza Pirlo-Materazzi-De Rossi-Del Piero-Grosso. Trezeguet colpì la traversa al secondo tentativo francese, mentre gli Azzurri non sbagliarono nessuno dei cinque tiri.
Il rigore decisivo lo trasformò Fabio Grosso, spiazzando Barthez. L’Italia vinse 5-3 ai rigori dopo l’1-1 dei tempi regolamentari e supplementari, conquistando il quarto titolo mondiale. Cannavaro alzò la coppa a Berlino e qualche mese più tardi vinse il Pallone d’Oro, Pirlo fu nominato uomo partita della finale. Quella notte resta – ancora oggi – l’ultima finale mondiale disputata da una nazionale italiana.

2010, 2014, 2018, 2022: gli anni bui
Il declino fu rapido e brutale. Nel 2010 in Sudafrica l’Italia tornò ai Mondiali ancora con Lippi in panchina e numerosi reduci di Berlino, ma il girone con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia si trasformò in un disastro: due pareggi (1-1 col Paraguay, 1-1 con la Nuova Zelanda) e la sconfitta 3-2 il 24 giugno 2010 contro la Slovacchia all’Ellis Park di Johannesburg, con doppietta di Vittek e gol di Kopúnek (di Natale e Quagliarella le reti azzurre). Ultimi nel girone, a 36 anni dall’ultima eliminazione al primo turno (1974). Lippi si prese tutte le responsabilità e lasciò la panchina a Cesare Prandelli.
Il Brasile 2014 ripeté la maledizione del 24 giugno. Vittoria 2-1 all’esordio contro l’Inghilterra di Hodgson, poi sconfitta 0-1 con il Costa Rica, e infine il dentro-fuori contro l’Uruguay finito 0-1 all’81’ con la rete di Diego Godín – partita ricordata anche per il celebre morso di Suárez a Chiellini. Eliminazione al primo turno per la seconda volta consecutiva, un fatto che non accadeva dal Dopoguerra. Prandelli si dimise immediatamente.
Le mancate qualificazioni successive sono cicatrici ancora più profonde. Il 13 novembre 2017 a San Siro, nel ritorno del playoff contro la Svezia, lo 0-0 condannò gli Azzurri di Gian Piero Ventura: 0-1 a Stoccolma all’andata, fuori dal Mondiale di Russia 2018 dopo sessant’anni di partecipazioni consecutive. Le lacrime di Buffon in conferenza stampa diventarono il simbolo di un’epoca chiusa.
Il 24 marzo 2022 al Renzo Barbera di Palermo, l’Italia campione d’Europa in carica con Roberto Mancini in panchina perse 0-1 nella semifinale playoff contro la Macedonia del Nord, condannata da una rete di Aleksandar Trajkovski al 92′: tiro dai venti metri all’incrocio dei pali sul quale Donnarumma non poté nulla. Otto mesi dopo aver alzato l’Europeo a Wembley, la nazionale azzurra mancava il secondo Mondiale di seguito. Una serie di rigori sbagliati nel girone (Jorginho contro la Svizzera, due volte) avevano spinto l’Italia ai playoff e la maledizione si era ripetuta.
2026: l’eliminazione di Zenica
Il 31 marzo 2026 allo stadio Bilino Polje di Zenica doveva essere la notte del riscatto. L’Italia di Gennaro Gattuso – subentrato a Luciano Spalletti il 15 giugno 2025 dopo l’esonero seguito alla pesante sconfitta in Norvegia – aveva superato in semifinale l’Irlanda del Nord 2-0 a Bergamo il 26 marzo, con i gol di Sandro Tonali e Moise Kean. La finale playoff contro la Bosnia ed Erzegovina di Sergej Barbarez era l’ultimo ostacolo verso i Mondiali 2026.
Gattuso confermò il 3-5-2 di Bergamo: Donnarumma; Mancini, Bastoni, Calafiori; Politano, Barella, Locatelli, Tonali, Dimarco; Kean, Retegui. Al 15′ Kean portò in vantaggio l’Italia, sfruttando un disimpegno errato del portiere Vasilj. Tutto sembrava in discesa. Poi, al 41′, Bastoni si fece espellere per fallo da ultimo uomo e gli Azzurri rimasero in dieci per oltre un’ora di gioco. Le occasioni per il raddoppio (Kean, Pio Esposito, Dimarco) non furono concretizzate, e al 79′ Haris Tabaković pareggiò ribadendo in rete dopo una mischia in area.
I supplementari finirono 1-1, e ai rigori arrivò la beffa: errori di Pio Esposito (palla alta sopra la traversa) e Bryan Cristante (traversa), mentre la Bosnia trasformò tutti i tiri con Tahirović, Tabaković, Alajbegović e Bajraktarević. Risultato finale: 1-1 dopo 120 minuti, 4-1 ai rigori per la Bosnia. La Bosnia ed Erzegovina entra nel Girone B del Mondiale 2026 con Canada, Svizzera e Qatar; gli Azzurri restano fuori per la terza edizione consecutiva, dato senza precedenti nella storia della coppa del mondo Italia.
Tre giorni dopo, il 3 aprile 2026, Gattuso ha risolto consensualmente il contratto con la FIGC. Lo stesso giorno si sono dimessi il presidente federale Gabriele Gravina e il capo delegazione Gigi Buffon. Per le amichevoli di giugno (3 giugno con il Lussemburgo allo Stade de Luxembourg e 7 giugno con la Grecia al Pankritio Stadium di Candia) la FIGC ha scelto come traghettatore Silvio Baldini, attuale CT dell’Under 21, in attesa della nomina del nuovo CT definitivo dopo l’Assemblea elettiva federale del 22 giugno.
Le quote dei Mondiali 2026 senza l’Italia
L’esclusione degli Azzurri ha modificato anche il panorama delle scommesse. I bookmaker italiani con licenza ADM hanno aggiornato la lavagna delle quote vincitore al ribasso per le grandi favorite, perché senza un’incognita storica come l’Italia il mercato europeo si concentra su Spagna, Francia e Inghilterra. Di seguito alcune quote indicative aggiornate al 5 maggio 2026:
| Nazionale | Quota vincitore | Quota raggiungere la finale |
| Spagna | 5.50 | 2.75 |
| Francia | 6.50 | 3.00 |
| Inghilterra | 7.00 | 3.25 |
| Argentina (campione in carica) | 9.00 | 3.50 |
| Brasile | 9.00 | 3.50 |
| Portogallo | 12.00 | 4.50 |
| Germania | 16.00 | 5.50 |
| Olanda | 25.00 | 8.00 |
| Norvegia | 25.00 | 8.00 |
| Bosnia ed Erzegovina | 300.00 | 40.00 |
Quote aggiornate al 5 maggio 2026. I valori sono in costante aggiornamento presso i bookmaker autorizzati ADM e possono subire variazioni significative in base a infortuni, convocazioni e amichevoli pre-torneo.
Le partite del torneo saranno trasmesse in Italia in chiaro su Rai 1 e RaiPlay per le sfide selezionate dal servizio pubblico, mentre Sky Sport e NOW trasmetteranno in streaming l’intera offerta. Tutti gli orari sono da convertire al fuso CEST: i match serali nordamericani (21:00 ET) iniziano alle 03:00 italiane del giorno successivo, mentre quelli pomeridiani sono visibili in prima serata. La fase finale si disputerà dall’11 giugno al 19 luglio 2026, con cerimonia inaugurale a Città del Messico e finalissima al MetLife Stadium di New York-New Jersey.
Tutti i risultati Coppa del Mondo Italia: l’albo d’oro completo
Tra le 22 edizioni della Coppa del Mondo disputate fino a oggi, gli Azzurri hanno preso parte a 18 fasi finali, vincendone quattro e raggiungendo altre due finali (1970 e 1994, entrambe perse). Il bilancio storico colloca l’Italia al secondo posto dell’albo d’oro mondiali a pari merito con la Germania (4 titoli), dietro solo al Brasile (5). La tabella sintetica di tutte le partecipazioni della coppa del mondo italia:
| Anno | Sede | Risultato Italia | CT |
| 1934 | Italia | Campione (2-1 alla Cecoslovacchia, dts) | Vittorio Pozzo |
| 1938 | Francia | Campione (4-2 all’Ungheria) | Vittorio Pozzo |
| 1950 | Brasile | Primo turno | Bardelli/Novo |
| 1954 | Svizzera | Primo turno | Czeizler |
| 1962 | Cile | Primo turno | Ferrari/Mazza |
| 1966 | Inghilterra | Primo turno | Edmondo Fabbri |
| 1970 | Messico | Finalista (1-4 al Brasile) | Ferruccio Valcareggi |
| 1974 | Germania Ovest | Primo turno | Ferruccio Valcareggi |
| 1978 | Argentina | Quarto posto | Enzo Bearzot |
| 1982 | Spagna | Campione (3-1 alla Germania Ovest) | Enzo Bearzot |
| 1986 | Messico | Ottavi di finale | Enzo Bearzot |
| 1990 | Italia | Terzo posto | Azeglio Vicini |
| 1994 | Stati Uniti | Finalista (2-3 al Brasile, dcr) | Arrigo Sacchi |
| 1998 | Francia | Quarti di finale | Cesare Maldini |
| 2002 | Corea/Giappone | Ottavi di finale | Giovanni Trapattoni |
| 2006 | Germania | Campione (1-1, 5-3 dcr alla Francia) | Marcello Lippi |
| 2010 | Sudafrica | Primo turno (ultimi nel girone) | Marcello Lippi |
| 2014 | Brasile | Primo turno | Cesare Prandelli |
| 2018 | Russia | Non qualificata (playoff Svezia) | Gian Piero Ventura |
| 2022 | Qatar | Non qualificata (playoff Macedonia del Nord) | Roberto Mancini |
| 2026 | USA/Canada/Messico | Non qualificata (playoff Bosnia) | Gennaro Gattuso |
L’Italia non ha partecipato anche all’edizione inaugurale del 1930 in Uruguay (per scelta della FIGC) e a quella del 1958 in Svezia, dopo l’eliminazione contro l’Irlanda del Nord nelle qualificazioni. Quattro volte campione, due volte finalista, una semifinalista a Italia ’90: la storia italiana resta tra le più ricche del torneo nonostante il presente complicato.
Per chi volesse approfondire le statistiche generali del torneo, è disponibile l’analisi sull’albo d’oro Mondiali con tutti i vincitori dal 1930 a oggi, mentre il profilo della nazionale italiana raccoglie i dettagli su rosa attuale, percorso recente e statistiche aggiornate. Per orientarsi nel panorama complessivo del torneo è utile consultare l’hub Mondiali 2026 con tutte le informazioni su gironi, sedi e calendario.
Le partite chiave dei prossimi Mondiali
Il calendario della fase a gironi propone diversi big match già dalla prima settimana. Il match d’apertura sarà Messico-Sudafrica l’11 giugno alle 21:00 CEST allo Stadio Azteca di Città del Messico, mentre la finale del 19 luglio si giocherà al MetLife Stadium di New York-New Jersey con calcio d’inizio alle 21:00 CEST. Da segnalare nel Girone B (quello della Bosnia di Barbarez) l’attesa sfida d’esordio Canada-Bosnia ed Erzegovina del 12 giugno alle 21:00 CEST a Toronto e il successivo Svizzera-Bosnia del 18 giugno alle 21:00 CEST a Los Angeles. Il Girone L con Inghilterra e Croazia rievoca la semifinale russa del 2018: l’incontro diretto è in programma il 17 giugno alle 22:00 CEST a Dallas. Il Girone H, etichettato da molti come “girone della morte”, vedrà Spagna-Capo Verde il 15 giugno e Uruguay-Spagna il 26 giugno, con quote vincente girone a 1.15-1.20 per le Furie Rosse.
96/100
Valutazione
20Bet Vantaggi
- Una delle più ampie selezioni di mercati
- Possibilità di copiare gli altri scommettitori
- Offre spesso le quote più alte per il calcio
Cosa resta dei mondiali di calcio storia azzurra
Tre eliminazioni consecutive sono un dato senza precedenti per chi nei mondiali di calcio storia ha scritto pagine di trionfo come l’Italia. Nei novant’anni della storia dei Mondiali, pochissime nazionali possono vantare quattro titoli: l’Italia coppa del mondo continua a rappresentarla come una delle protagoniste assolute, anche nei momenti più difficili come quello attuale. Il calcio italiano dovrà ricostruire dopo le dimissioni di Gravina, Buffon e Gattuso, partendo probabilmente dai giovani che hanno fatto bene nelle rappresentative giovanili. Il prossimo passaggio chiave è l’Assemblea elettiva federale del 22 giugno 2026, che eleggerà il nuovo presidente FIGC e dovrà successivamente individuare il nuovo CT – i nomi più ricorrenti sui media specializzati restano Antonio Conte, Roberto Mancini, Massimiliano Allegri e Simone Inzaghi.
Per gli scommettitori, il profilo Bosnia ed Erzegovina – la nazionale che ha eliminato gli Azzurri – entra ora nel Girone B con quote intorno a 300.00 per la vittoria finale: una scommessa più simbolica che realistica, ma significativa per chi segue le storie del torneo. Il primo impegno della Bosnia sarà contro il Canada padrone di casa, in una sfida che assume un peso particolare: una sconfitta complicherebbe immediatamente il cammino dei balcanici, mentre un risultato positivo aprirebbe scenari interessanti, considerando che la Svizzera è data favorita del girone a quote tra 1.50 e 1.75. Quattro stelle, novantadue anni di partecipazioni, e una ricostruzione che inizia adesso.
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